Luca Sani - Per la Maremma in Parlamento con il Partito Democratico


14 Settembre 2008

CRISI ECONOMICA/ Nessuna misura che stimoli lo sviluppo


Damiano (Pd) accusa il governo che non ha previsto investimenti - «Come se fossero scomparsi per 6 mesi 75 mila lavoratori»

ROMA. «E’ come se 75 mila 425 lavoratori si fossero vaporizzati per sei mesi. Scomparsi dalle loro aziende, senza lavoro. Sono il 5,7% in più dello scorso anno e rappresentano il dato tangibile di un’inversione di tendenza: la cassa integrazione è tornata, al Sud come al Nord». Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e ora ministro ombra nel governo dell’opposizione, commenta i dati su Cassa integrazione ordinaria e straordinaria.
Aumenta la Cassa integrazione, ma non si può dire che la colpa sia del governo in carica.
«E infatti io non lo dico. Qui siamo al congiungimento astrale di quattro lune: crisi internazionale, inflazione, disoccupazione, calo dei consumi. Ma proprio perché tutto era chiaro da tempo quello che contesto al governo è che nella manovra non ci siano misure che stimolano sviluppo. Anzi, si va nella direzione opposta tagliando in senso orizzontale gli investimenti».
Niente investimenti?
«Niente soldi per le infrastrutture, per esempio, così si blocca la modernizzazione del Paese e si rallenta la sua competitività. Non ci sono misure che contrastino la perdita di potere d’acquisto delle famiglie, di chi ha un salario o una pensione. Misure che in campagna elettorale erano state propagandate dal centrodestra e che si sono perse per strada. Non c’è concertazione con le parti sociali».
Voi che avevate fatto? C’erano già delle idee su come affrontare la crisi?
«Noi avevamo già programmato tavoli di confronto con le parti sociali per stabilire come arrivare a una diminuizione della pressione fiscale. A dicembre avevo firmato un decreto che istituiva un tavolo di confronto fra governo e sindacati dei pensionati, inutile dire che non è mai stato convocato».
Tavoli, concertazione, e che altro?
«Soldi. Stanziati, pronti: 650 milioni di euro. A luglio è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale un decreto firmato da me e da Padoa-Schioppa che stanzia 650 milioni all’anno per finanziare la decontribuzione del 25% del salario di produttività. Non solo, si stabilisce anche che ora quel salario sarà pensionabile. Poi abbiamo introdotto la 14ª per le pensioni sotto i 700 euro, 400 euro che i pensionati hanno già ricevuto a ottobre dello scorso anno e che hanno avuto quest’anno a luglio. Io credo che la misura debba diventare strutturale ed estesa, via via che si hanno le risorse, anche alle pensioni più alte, fino a quelle di 1000-1200 euro. Un diritto, non la compassione della carta di credito per i poveri».
Il governo ha fatto altre scelte.
«Ha impiegato le risorse disponibili per cancellare l’Ici. Ai meno abbienti l’avevamo cancellata noi. Secondo quella adottata dal nuovo governo è una misura sbagliata, fatta per chi doveva pagare 2-3mila euro per un immobile di pregio in centro».
Voi ora che fareste?
«Innanzitutto rivedremmo l’inflazione programmata. Con quella reale che corre oltre il 4% il danno per gli stipendi è tangibile. Vuole un esempio? Uno stipendio lordo di 2000 euro mensili, i 1200 netti, con l’inflazione programmata all’1,7% perde il 2,3% del proprio potere d’acquisto, ovvero 40 euro al mese, che sono, tredicesima compresa, più di 520 euro all’anno. Senza contare la riforma dei contratti. Il sindacato nel privato vuole che il parametro sia un altro, per esempio il tasso di inflazione europeo. Così si darebbe il caso di contratti privati con un tasso di inflazione più realistico e stipendi del Pubblico impiego che continuano a perdere potere d’acquisto».
Va bene, inflazione programmata più alta. Basta?
«No, il secondo punto su cui agire è la detassazione. Non voglio sapere come, può essere agendo sulle aliquote, sul fiscal drag, sulle detrazioni, ma lo scopo deve essere quello di recuperare in tre anni il valore di un rinnovo contrattuale, ovvero cento euro in più al mese in busta paga». (a. ce.)

E la cassa integrazione s’impenna

Oltre 78 milioni di ore nei primi sei mesi: aumento del 5,74% rispetto al 2007

ROMA. Migliaia di operai in cassa integrazione. Perché non ci sono commesse nelle grandi industrie o perché si ristrutturano aziende, o, ancora, perché le aziende entrano in crisi e chiudono. Nei primi sei mesi di quest’anno si sono registrate 78 milioni e 290mila ore di cassa integrazione, fra ordinaria e straordinaria. Il 5,74% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un’inversione di tendenza rispetto ai due anni precedenti in cui si era registrato un calo del ricorso alla misura.
Scorporando i dati fra cassa integrazione utilizzata per sopperire a scarsità di commesse, l’ordinaria, e quella invece destinata a risolvere problemi legati alla ristrutturazione aziendale, alle conversioni, all’amministrazione straordinaria e così via, ci si accorge che la prima è cresciuta del 15,41%, mentre la seconda dell’1,6%. Ma è quest’ultima a pesare di più sul monte ore: 52 milioni e 600mila, come se 50mila 701 lavoratori fossero rimasti a casa per 6 mesi.
La Cassa integrazione segue l’andamento della nostra economia. Il rallentamento dei consumi obblica le imprese del commercio a mettere a riposo forzato i propri lavoratori. Così è nel commercio che si registra il maggior aumento della Cassa integrazione (+122,4%), seguono l’industria del legno (+111,6%), quella estrattiva (+79,6%), quella della lavorazione di pelli e cuoio (+48%), i trasporti e le comunicazioni (+44,4%).
I dati della cassa integrazione speciale mostrano incrementi percentuali da capogiro nel campo delle conversioni aziendali (+300%) anche se in valore assoluto si tratta di 4 casi. Crescono anche le ristrutturazioni aziendali (63,6%), l’amministrazione straordinaria senza prosecuzione (ovvero con chiusura dell’azienda), +33,3%. Il 52,5% dei decreti che ammettono la cassa integrazione speciale sono stati varati per stato di crisi aziendale (con un aumento del 30,75% rispetto allo scorso anno).
A elaborare i dati Inps è Cesare Damiano, Pd, ex ministro del Lavoro e ora con lo stesso incarico nel governo ombra dell’opposizione. «L’1,6% in più di cassa integrazione straordinaria è un dato preoccupante - dice - si collega al calo occupazionale nelle grandi imprese certificato dall’Istat, al rallentamento della crescita nei servizi e al calo dei consumi». L’autunno, osserva ancora Damiano, «si presenta con grandi difficoltà, i casi Fiat (cassa integrazione a Mirafiori ndr) e Alitalia lo testimoniano».
I dati in possesso di Damiano permettono un’analisi molto dettagliata, regione per regione, provincia per provincia, dell’andamento della cassa integrazione. Un’ipotetica classifica nazionale basata sul’accorpamento dei due tipi di «cassa», vedrebbe in testa le Marche (con un incremento dei lavoratori fermati del 106,6%), seguite dalla Basilicata (+75,3%), dal Friuli (+74,5%), dal Veneto (+46,2%), dall’Emilia Romagna (+41,9%). In Lombardia, grande regione a vocazione industriale, resta praticamente stabile la cassa straordinaria (+0,6%), mentre l’ordinaria cresce del 21,3% con casi eclatanti in provincia di Brescia (ordinaria +98%), e di Bergamo (+78%).
In Toscana la situazione è fra le miglioni. La Cassa integrazione ordinaria cresce, ma solo del 6,5%, cala la straordinaria (-22,45%), ma alcune province sono in netta controtendenza. A Grosseto si registra l’incremento record della Cassa integrazione straordinaria (+2199%) tutto concentrato nel settore vestiario, abbigliamento e arredamento. Ma segnali pesanti di crisi si registrano anche a Prato con un auemnto del 68,8% della Cassa ordinaria e del 73,8% di quella straordinaria. (a.ce.)


2 Commenti a “CRISI ECONOMICA/ Nessuna misura che stimoli lo sviluppo”

  1. L’Italia in rottamazione la cassa integrazione segna+ 70% « Circolo Del Partito Democratico Di Bientina:

    [...] Luca Sani deputato PD: CRISI ECONOMICA “Nessuna misura che stimoli lo sviluppo”. [...]

  2. acqua potabile:

    Il Gruppo Schietti sarebbe la soluzione contro la povertà e il cambiamento climatico?

    Domenico Schietti è un famoso ecologista ed inventore, che sta promuovendo il Gruppo Schietti per risolvere il problema della povertà e del cambiamento climatico, dando lavoro a centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, formando un grande gruppo economico per finanziare progetti ecologici. ( vedi http://domenico-schietti.blogspot.com/2009/08/se-mi-lasciassero-produrre-la.html )

    Il Progetto però viene boicottato in ogni modo come il suo ideatore, si tratta perciò di un complotto globale per causare povertà, guerra e cambiamento climatico come spiega appunto Schietti nel suo sito?

    http://domenico-schietti.blogspot.com/2009/10/la-storia-del-potere-in-base-al.html

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