12 Febbraio 2009
ENERGIA/ Slitta di un anno la casa a energia pulita
Milleproroghe, slitta di un anno la casa a energia pulita
di Luca Salvioli
Le energie rinnovabili (obbligatorie) in tutte le case aspetteranno ancora un anno. L’obbligo doveva essere operativo da gennaio 2009. Slitterà invece a gennaio 2010. Tra le modifiche introdotte dal «decreto milleproroghe» approvato ieri dal Senato, ora in attesa del voto da parte della Camera, c’è infatti il rinvio della norma introdotta dalla legge 244 del 2007, ovvero la Finanziaria per il 2008 (Governo Prodi).
Nel dettaglio, l’articolo 1 comma 289 prevedeva che dal primo gennaio del 2009 gli edifici di nuova costruzione integrassero «impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili» per una produzione energetica di almeno 1 kW per ciascuna unità abitativa, «compatibilmente con la realizzabilità tecnica dell’intervento». Per i fabbricati industriali, «di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati», la produzione energetica minima richiesta arriva invece a 5 kW.
Il rinvio è stato sottolineato, con disappunto, dagli Ecologisti Democratici. Stesso tono per il senatore Roberto Della Seta (Pd), capogruppo in commissione Ambiente: «Mentre in tutto il mondo si incentiva l’utilizzo delle fonti rinnovabili, anche come determinante misura anticrisi, l’esecutivo ha tolto, inopinatamente» la norma che punta sulla produzione energetica sostenibile.
La maggioranza spiega tuttavia che si tratta solo di uno slittamento. «Sono favorevole all’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici - spiega al Sole24ore.com il senatore del Pdl Giuseppe Menardi, primo firmatario dell’emendamento approvato in Commissione e recepito nel maxi-emendamento del Governo - il rinvio nasce dalla necessità che tutti gli operatori si facciano trovare pronti quando la norma sarà operativa». Ora è troppo presto: «Voglio che si parta nel momento giusto e in maniera seria». Secondo il senatore il ritardo è riscontrabile, al momento, «nella filiera industriale e nella progettazione». Su quest’ultimo fronte si rischierebbe, inoltre, un «ulteriore aggravio burocratico». In un settore che già lamenta diversi lacci e lacciuoli.






