20 febbraio 2009
AGROALIMENTARE/ «Un balzello esoso per le imprese»
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La Cna all’attacco, chiede aiuto ai parlamentari della zona/ Il presidente Fusini: «Non poteva arrivare in un momento peggiore. Non solo paghiamo per essere in regola, ma anche per i controlli»
GROSSETO. Non sarà la famigerata tassa sul macinato, ma non per questo l’hanno digerita bene, in Cna, la nuovissima “tassa alimentare”, un balzello che sta arrivando negli uffici delle imprese del settore agroalimentare in un momento quantomai inopportuno, vista la crisi che si sta attraversando. Il presidente provinciale della Cna, Gabriele Fusini, parla di «fulmine a ciel sereno» e contesta questo nuovo balzello sia per il momento in cui arriva, sia nel merito.
La tassa, che si basa su una direttiva comunitaria, addossa agli operatori controllati gli oneri relativi al controllo, ma pare che sia stata una sorpresa anche per la stessa Asl che sta inviando adesso gli avvisi di pagamento di una tariffa relativa ai servizi di controllo e vigilanza sulla produzione di alimenti. Di più, c’è anche il fatto che il tempo stringe, perché chi è tenuto a pagare dovrà farlo entro il mese corrente e in caso di ritardo quella somma, che può variare dai 400 ai 1.500 euro, rischia di crescere del 30%, oltre agli interessi.
Fusini spiega che «sono interessate dalla “tassa alimentare”, oltre alle aziende che lavorano la carne fresca – già soggette al pagamento di tariffe veterinarie – quelle impegnate nella lavorazione del latte, degli ovoprodotti, del miele, dei molluschi, i centri di cottura, i molini, i pastifici ed i panifici, chi produce i surgelati e le conserve vegetali, i vini e le bevande – alcoliche e non -, gli oleifici, gli operatori del settore ortofrutticolo, i depositi alimentari, chi lavora il riso – ma anche le pasticcerie, le pizzeria d’asporto e le rosticcerie, seppure è presumibile che molte di queste ultime non superino il 51% di fatturato per vendite all’ingrosso». L’unica scappatoia è autocertificare che il fatturato di vendite all’ingrosso è inferiore al 51%. «Maggiori costi e ulteriore burocrazia. Per le imprese soprattutto per le più piccole tra queste, già provate duramente dalla crisi – dice Fusini – rischia di piovere veramente sul bagnato».
Fusini ha deciso di scrivere ai parlamentari del territorio – il senatore e ministro Altero Matteoli, il senatore Franco Mugnai e i deputati Monica Faenzi e Luca Sani – per chiedere il loro interessamento in una vicenda che necessita di interventi immediati. «Se non sopraggiungeranno proroghe – scrive Fusini – solo una tempestiva informazione degli interessati può evitare che al danno dell’imposta possa addirittura aggiungersi la beffa delle sanzioni».
Ma «è la norma in sé – spiega il presidente della Cna – che per tanti motivi appare assurda: si assoggettano al pagamento – oltretutto in via anticipata – aziende che, in ragione del “basso rischio”, subiranno controlli – se li subiranno – solo sporadicamente, mentre tutti gli operatori del settore alimentare dovranno autocertificarsi col rischio di incorrere – magari in assoluta buona fede – in errori sanzionabili e penalmente rilevanti». E poi c’è una questione di principio che per Fusini deve essere approfondita. «Oltre che pagare per essere in regola – dice – perché le imprese pagano per mettersi in regola con le normative e per farsi fare le verifiche da società apposite, adesso dobbiamo pagare anche le spese dei controlli dell’Asl, ma allora a cosa servono le tasse che già paghiamo? E cosa succederebbe se questo principio per cui i controlli gravano sui controllati venisse esteso, per esempio, ai controlli dell’ispettorato del lavoro?». Per questo una delle richieste del presidente della Cna, oltre alla proroga, è una revisione delle parti più controverse della normativa lagata alla nuova tassa.
Enrico Pizzi

