Luca Sani - Per la Maremma in Parlamento con il Partito Democratico


01 Marzo 2009

ECONOMIA/ Franceschini: assegno ai disoccupati e voteremo il decreto del governo


Il leader Pd: basta sprechi, referendum insieme alle elezioni

di Lello Parise

BARI - Il leader del Partito democratico Dario Franceschini propone una misura per aiutare le famiglie più colpite dalla crisi: «Dare un assegno mensile a chi è rimasto senza lavoro. Su un provvedimento così voteremmo con il governo». Poi chiede che per ridurre gli sprechi si unifichino election-day e referendum sulla legge elettorale. Intanto, per effetto della deflazione, ad aprile caleranno le tariffe di luce e gas, rispettivamente del 3,1 e dell´8,1%. Leggi l’articolo completo e lascia un commento »


MAPPE/ Gli e-voto del PD

GLI EX-VOTO DEL PD
ILVO DIAMANTI
Scomparsi. Molti elettori che un anno fa avevano votato per il Pd: chissà dove sono finiti. I sondaggi condotti dai maggiori istituti demoscopici, infatti, oggi stimano il voto al Pd fra il 22 e il 24%. Alcuni anche di meno.
L´IdV di Antonio di Pietro, parallelamente, ha pressoché raddoppiato i consensi e si attesta intorno al 9%. Le diverse formazioni riunite un anno fa nella Sinistra Arcobaleno, infine, hanno risalito la china, ma di poco. Nell´insieme, queste stime di voto non danno risposta al quesito.
Anzi: lo rilanciano. Dove sono finiti gli elettori che avevano votato per il Pd nel 2008? Rispetto ad allora mancano circa 10 punti percentuali. L´IdV ne ha recuperato qualcuno. Ma non più di 2 o 3, secondo i flussi rilevati dai sondaggi. E gli altri 7-8?
Quasi 3 milioni di elettori: svaniti. O meglio: invisibili a coloro che fanno sondaggi. Perché si nascondono. Non rispondono o si dichiarano astensionisti. Oppure, ancora, non dicono per chi voterebbero: perché non lo sanno.
Certamente, non si tratta di una novità. L´incertezza è una condizione normale, per gli elettori. D´altronde, è da tempo che non si vota più per atto di fede. Inoltre, non si è ancora in campagna elettorale. E di fronte non ci sono elezioni politiche, ma altre consultazioni, nelle quali gli elettori si sentono più liberi dalle appartenenze. Come dimenticare, d´altronde, che il centrodestra ha perduto tutte le elezioni successive al 2001? Amministrative, europee, regionali. Fino al 2006: tutte. Forza Italia, in particolare. Nei mesi seguenti alle regionali del 2005 i sondaggi la stimavano sotto il 20%. Dieci punti in meno rispetto al 2001. Come il Pd oggi. Ridotto al rango del Pds nel 1994. Sappiamo tutti cosa sia successo in seguito. Parte degli elettori di FI sono rientrati a casa, trascinati dal loro leader. Mobilitati dal richiamo anticomunista. Dalla paura del ritorno di Prodi, Visco e D´Alema. Se ne potrebbe desumere che qualcosa del genere possa avvenire, in futuro, anche nella base elettorale del Pd. Ma ne dubitiamo. Non solo perché un richiamo simmetrico, in nome dell´antiberlusconismo, oggi è già largamente espresso � urlato � da altri attori politici. Primo fra tutti: Di Pietro. Non solo perché le elezioni europee � come abbiamo detto � non sono percepite come una sfida decisiva. Visto che sono, appunto, europee. Ma perché la defezione dichiarata nei confronti del Pd ha un significato diverso da quella che colpiva il centrodestra negli anni del precedente governo Berlusconi. Allora, gli astenuti reali (rilevati alle elezioni) e potenziali (stimati dai sondaggi), tra gli elettori di FI, erano semplicemente «delusi». Insoddisfatti dell´andamento dell´economia e dell´azione del governo. Il quale aveva alimentato troppe promesse in campagna elettorale. Difficili da mantenere anche in tempi di crescita globale. Mentre, dopo l´11 settembre del 2001, quindi subito dopo l´insediamento, era esplosa una crisi epocale, destinata in seguito ad aggravarsi. Si trattava, perlopiù, di elettori senza passione. Moderati oppure estranei alla politica. Non antipolitici. Semplicemente impolitici. Non era impossibile risvegliarli. Spingerli ad uscire di nuovo allo scoperto. Il caso degli elettori del Pd è molto diverso, come si ricava da alcuni sondaggi recenti di Demos.
Coloro che, dopo averlo votato un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative. La loro sfiducia, d´altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio � neppure indignazione � per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro. Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da «esuli» nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l´indignazione.
Questa raffigurazione, un po´ caricata (ma non troppo), potrebbe essere estesa a molti altri elettori di sinistra (cosiddetta “radicale”). Scomparsi anch´essi nel 2008 (2 milioni e mezzo in meno del 2006: chi li ha visti?). Non sarà facile recuperarli. Per Franceschini, Bersani, D´Alema, Letta. Né per Ferrero, Vendola, lo stesso Di Pietro. Perché non si tratta di risvegliare gli indifferenti o di scuotere i delusi. Ma di restituire fiducia nella politica e negli altri. Di far tornare gli esuli. Che vivono da stranieri nella loro stessa patria.


EDITORIA/ Febbraio premia l’Unità: più 10mila copie rispetto al 2008. Boom del sito web

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Poiché molto si parla del nostro giornale in questi giorni di crisi economica e aziendale riteniamo utile alla completezza dell’informazione dare un quadro generale e certificato dell’andamento delle vendite, molto spesso distorto o omesso nei resoconti giornalistici altrui. Abbiamo scritto qualche settimana fa delle rilevazioni Fieg (federazione editori) relative al 2008. Sono a disposizione di tutti i direttori di testata e di tutte le amministrazioni editoriali, ciascuno - semplicemente volendolo fare - può consultarli. Leggi l’articolo completo e lascia un commento »


IMMIGRAZIONE/ Dal Pd sconcerto e sarcasmo «L’ultimo regalo del centrodestra»

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LE REAZIONI «No a questi lager Men che mai qui»

GROSSETO. L’accelerazione del governo verso la “soluzione” Grosseto come sede di uno dei più grandi Cie d’Italia è ormai più che un sospetto. E le reazioni del centrosinistra grossetano sono furiose.
Sani. Sarcastico Luca Sani, deputato del Pd. «Dalle notizie che rimbalzano da Roma - dice Sani - sembra che il governo Berlusconi si appresti a fare finalmente qualcosa di concreto per la Maremma, destinando il centro quadrupedi a “Centro di identificazione ed espulsione” (Cei) per gli immigrati irregolari. Leggi l’articolo completo e lascia un commento »


IMMIGRAZIONE/ Clandestini al Centro militare veterinario

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MAREMMA COME LAMPEDUSA/ Il ministero appare sempre più deciso a realizzare qui la struttura detentiva

GROSSETO. La decisione sembra ormai presa. Il Cie, ossia il centro per la detenzione dei clandestini in attesa di identificazione ed eventuale espulsione che il ministro degli interni, Maroni, intende realizzare in Toscana, sorgerà in Maremma. Niente di ufficiale, per ora, ma fonti attendibili sono certe che sarebbe già stata scelta anche la localizzazione: il Centro Militare Veterinario sulla Castiglionese. Leggi l’articolo completo e lascia un commento »


GOVERNO/ 400 milioni per far fallire il referendum

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Conti Pubblici/ Istituzioni e Federalismo

di La redazione 24.02.2009
Abbiamo in questo momento tre obblighi elettorali: elezioni europee, amministrative, referendum sulla legge elettorale. Il buon senso suggerisce di accorparle in un’unica scadenza. Ma il Governo ha deciso di abbinare in un’unica data soltanto le prime due consultazioni. E appare intenzionato a far tenere in data se
parata il voto referendario. Votare un altro giorno comporta un costo per la collettività di circa 400 milioni di euro. In tempi difficili come questi sarebbe bene utilizzare tali risorse per altri scopi. Leggi l’articolo completo e lascia un commento »