Luca Sani - Per la Maremma in Parlamento con il Partito Democratico


27 Marzo 2009


Deluso il senatore Marino: si va contro l’interesse dei pazienti/
«È solo un manifesto ideologico»

L’INTERVISTA Alle famiglie nessun aiuto
NICOLA CORDA
ROMA.
Il senatore Ignazio Marino è deluso. Stavolta forse più come parlamentare che come medico e chirurgo di fama. Ha speso tante energie per una legge sul testamento biologico che guardasse prima di tutto ai pazienti.
E invece?
«Questo testo servirà se va bene alle tremila persone che sono in stato vegetativo permanente, ovvero lo 0,005 per cento della popolazione italiana. Queste avrebbero bisogno di ben più attenzioni, magari con le cure che gli vengono negate perché le strutture sono insufficienti o mal distribuite sul territorio».
Ma che legge è quella approvata?
«E’ una “non legge”, con zero euro di aiuti concreti alle famiglie che hanno necessità. Il grande rammarico è proprio questo: si è trasformato il lavoro di quattro legislature in un manifesto ideologico. Io ho una idea diversa delle leggi. Dovrebbero guardare a tutti i cittadini, dovrebbero includere. I nostri padri costituenti come Aldo Moro, scrissero un articolo come il 32, straordinario nella sua efficacia: ogni individuo ha diritto alla salute ma nessuno può essere sottoposto ad un trattamento sanitario senza il suo esplicito consenso. Da chirurgo ho avuto la possibilità di partecipare, anche da protagonista, a molti dei progressi scientifici della medicina, ma questi sono nella disponibilità del paziente e non un obbligo».
Invece qui il medico ha l’ultima parola…
«Questa norma della dichiarazione anticipata non vincolante per il medico è l’ultimo paradosso. La commissione Giustizia all’unanimità, dando il parere al testo base, aveva esplicitamente deliberato che se non fosse stata inserita la parola “vincolante” nel testamento biologico, quel documento sarebbe stato privo di valore giuridico».
Ma non si era detto che si voleva evitare proprio questo all’indomani del caso Englaro?
«Io l’ho denunciato in aula e come me lo hanno detto numerosi magistrati. Non è solo un problema giuridico ma anche di buonsenso, credo della maggior parte degli italiani. Se dico alla mia famiglia che non voglio avere prolungata la mia agonia con tubi infilati nell’addome e invece il medico dice che la legge impone il contrario e che mi devono portare in sala operatoria, è ovvio che i miei familiari si attaccano al letto per impedire tutto questo. Poi passeranno dal magistrato, denunceranno il medico, la struttura, la direzione sanitaria, insomma un vero disastro. Ancora una volta si dovrà ricorrere ai tribunali che a loro volta ricorreranno alla Corte Costituzionale».


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