26 Ottobre 2009
BERSANI/ «Porto i 3 milioni delle primarie nei luoghi della crisi»

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(ANSA) - PRATO, 26 OTT - «Ieri ho pensato: Dove li porto questi 3 milioni di elettori a fare un giro? e mi è venuto in mente di portarli dagli artigiani in uno dei luoghi centrali della crisi». Così, in piedi su una sedia improvvisata come palchetto, Pierluigi Bersani spiega perché ha deciso di cominciare la sua avventura da segretario del Pd partendo da una piccola impresa tessile di Prato.
«Tutti insieme - sprona il neoleader del Pd - i 3 milioni e non solo, anche chi ha votato il centrodestra, ci aiutino ad abbattere il muro tra sistema politico, istituzionale, meccanismo di informazione e la realta’ economica e sociale».
Uno degli obiettivi prioritari del Pd di Bersani è proprio quello di «abbattere il muro tra la politica e lo stato reale delle cose».
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PD. IL PRIMO GIORNO DI BERSANI, IN PIEDI SU UNA SEDIA TRA…
(DIRE) Prato, 26 ott. - Un pomeriggio tra gli artigiani, che in questa costola di Italia produttiva si confondono con i loro operai. E Bersani a chiedere «come fate con le banche», e «chi sono quelli che si salvano dalla crisi» e ancora, «con la cassa integrazione, come siete messi?». Il segretario ascolta, vuole sapere. A fargli da cicerone, tra le imprese tessili del distretto pratese, Anselmo Potenza, rappresentante della Cna.
Attratti dalla folla che diventa mano a mano più numerosa, si affacciano anche alcuni lavoratori cinesi, cittadini della comunità dagli occhi a mandorla più popolosa d’Italia. Si avvicinano, guardano di soppiatto, chiedono: «Chi è Berlusconi?».
Il vero problema non sono loro, spiegano gli imprenditori, piuttosto le banche «che qui ti controllano anche quante volte vai al bagno». Le commesse calano e per le imprese di lavoro, «non di capitale», sottolineano, «diventa impossibile ottenere credito» Alla fine stanno in piedi «solo quelli di nicchia, microaziende che rispondo a commesse in tre giorni. Li chiamano il venerdì e il lunedì devono consegnare la merce. Si lavora tre giorni a settimana».
Bersani si appunta nomi e riferimenti. «Piccolo può essere anche sinonimo di brutto», dice parlando del modo in cui la dimensione aziendale gioca a favore della crisi. «Bisogna metterle in rete, le aziende. Così faciliti anche la concessione del credito».
Ma il vero problema, sottolinea, è a monte. «Il sostegno indiretto non funziona- dice - l’idea che se dai i soldi alle banche poi arrivano alle imprese è una bugia». È mancata una manovra anticrisi del governo, «che deve reperire risorse, senza più bugie» a cominciare dal sostegno al reddito. E controllare anche il lavoro nero, cinese o non cinese. Il laissez faire, in questa crisi, è colpevole, dice Bersani. «Il governo non può lavarsi le mani».
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PD: IL PRIMO GIORNO DI BERSANI, TORNIAMO TRA LA GENTE/ANSA
(ANSA) - PRATO, 26 OTT - «Nessun gesto simbolico, come il suo predecessore che giuro’ sulla Costituzione, o scenografie spettacolari. Pierluigi Bersani sceglie una piccola impresa tessile di Prato come luogo dal quale cominciare, il giorno dopo la vittoria delle primarie, il suo viaggio da segretario. E una sedia come palco dal quale annunciare la rotta del suo Pd: «Dobbiamo utilizzare la forza dei 3 milioni di ieri per abbattere il muro che separa la politica dai problemi reali», scandisce il neo segretario fra gli applausi degli artigiani e lontano dalle minacce di Francesco Rutelli e gli aut aut di Antonio Di Pietro.
La vittoria netta di ieri, con una percentuale sopra il 50%, non rende meno accidentata la strada del neosegretario, deciso ad andare oltre «un’opposizione fatta solo di urla» e a costruire da subito il «cantiere dell’alternativa».
Ma prima di incontrare, già nei prossimi giorni, i possibili alleati Pier Ferdinando Casini, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, dai quali oggi ha ricevuto gli auguri, Bersani vuole partire dai problemi dei lavoratori. E sceglie l’Orditura Villanti, una piccola impresa che a Prato riesce a resistere alla concorrenza dei cinesi. «Oggi voglio parlare solo di crisi e della vita reale delle persone» ripete il neo leader , resistendo all’assalto dei cronisti che lo incalzano dal caso Marrazzo alla futura squadra del Pd.
Bersani, alla prima prova da leader di partito, sembra quasi infastidito dalla ressa di telecamere che gli impediscono di parlare con calma con gli artigiani. Poi però non ci pensa due volte a salire su una sedia traballante: «Berlusconi e Tremonti vengano in Parlamento, hanno perso un anno e non hanno fatto una vera manovra, ora la smettano di parlare in modo onirico e agiscano». Il Pd, precisa Bersani, è pronto «non al dialogo, che è una parola malata, ma al confronto che si fa in Parlamento». Parole che servono a allontanare le insinuazioni dei critici interni che con Bersani temono inciuci e trattative e un’opposizione meno trasparente.
L’ex ministro ignora le accuse così come respinge le minacce di Rutelli di lasciare il partito. «Ieri c’è stata una prova formidabile in tre milioni hanno fiducia nel Pd, un partito che si deve dare un profilo nuovo e non credo che qualcuno voglia sottrarsi a questa sfida affascinante». La prova delle primarie è il motivo che per Bersani «deve inorgoglire tutti» e impegnare ancora di più i big democratici a non tradire le speranze.
Anche perché, assicura il segretario, «tutti, dico tutti, saranno coinvolti» nel Pd guidato da lui. Un partito nel quale «chi ci ha portato fin qui dovrà accompagnare» le nuove energie. E come rassicura i rivali interni, l’ex ministro tende anche la mano verso i possibili alleati per un’alternativa di governo. «Avremo - spiega - una strategia generosa che si rivolge a tutte le forze di opposizione».
Insomma Bersani chiede a tutti ‘un partito in movimento e nel primo giorno da segretario dà prova di doti di improvvisazione, organizzando un comizio spontaneo quando sull’A1, di ritorno da Roma il traffico si blocca e gli automobilisti gli chiedono come guidera’ ora il Pd. (ANSA).
