07 Marzo 2010
AGRICOLTURA/ il governo non sta facendo nulla per curare la malattia del settore primario


Il mondo agricolo abbandonato a sè stesso di fronte alla peggiore crisi dal dopoguerra
L’agricoltura italiana non è in salute. E questo non è un bene per il Paese.
La crisi dei consumi associata al crollo dei prezzi alla produzione sta mettendo in ginocchio un settore strategico, che non si limita ad avere ricadute di natura economica. Basti pensare, soprattutto in una regione come la nostra, a quanta parte ha avuto ed ha l’agricoltura nel disegno del paesaggio - che è una dei nostri patrimoni più preziosi - nella qualità della vita, nella preservazione di ambienti salubri e nella prevenzione dei dissesti idrogeologici.
A fronte della crisi profonda del mondo agricolo, tuttavia, assistiamo da tempo ad un’assenza di politiche governative che la contrastino in modo serio, e finanche alla mancanza di considerazione anche solo in termini di attenzione. Prova ne sia l’umiliante balletto cui è stato sottoposto il Disegno di legge sulla “competitività del settore agroalimentare”. Strumento che avrebbe potuto essere fondamentale per restituire slancio a uno dei baluardi d’eccellenza della nostra agricoltura, ma che è stato progressivamente svuotato delle risorse destinate alle misure più incisive.
Oggi, dopo i tagli draconiani che con le Finanziarie hanno sottratto all’agricoltura almeno 700 milioni di euro, eccezion fatta per il rifinanziamento parziale del fondo nazionale per le calamità naturali e degli sgravi contributivi per le aree montane e svantaggiate (solo fino a giugno 2010), non c’è traccia di risorse indirizzate su azioni strategiche a sostegno del settore primario.
Il disagio, e spesso la disperazione, degli agricoltori è oramai palpabile. Ne sto avendo continua conferma proprio in questi giorni, durante i quali sto incontrando le varie realtà produttive della provincia insieme ad Annarita Bramerini e all’assessore provinciale al turismo Enzo Rossi. Tutti quanti ci dicono che il governo è assente e che solo la Regione Toscana sta facendo il proprio dovere, per quanto limitatamente alle proprie competenze e possibilità.
Il Partito democratico, da parte sua, si è battuto alla Camera e nelle Commissioni competenti sia per ottenere un dibattito sulle scelte di contrasto alla crisi, sia presentando una serie di emendamenti agli atti parlamentari. Ultimi dei quali quelli relativi al Ddl Agroalimentare, che riguardavano imprenditoria giovanile e femminile, fondi di rotazione per investimenti e assicurazione, proroga delle agevolazioni previdenziali, credito di imposta per gli investimenti, misure a favore della cooperazione, tutela e valorizzazione dei prodotti a denominazione di origine, accesso al credito e alla rinegoziazione dei mutui, istituzione di un fondo confidi anche per il comparto agroalimentare e istituzione dei distretti agroenergetici.
Governo e maggioranza hanno sempre fatto muro, ma tutto il gruppo parlamentare del Pd è determinato a non cedere ed a continuare a combattere, anche sollecitando l’opinione pubblica del Paese, con l’obiettivo di dare all’agricoltura gli strumenti per reagire a questa crisi devastante.
Luca Sani
Membro della XIII Commissione Agricoltura

8 Marzo 2010 alle 16:26
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