08 Luglio 2011
VINO/ Sani: «intervenire subito con le autorità russe: introdotto dazio doppio sui vini italiani rispetto a quelli francesi e spagnoli»


Sani interroga due ministeri sui dazi discriminatori per l’export in Russia. Il nuovo penalizzante regime aumenterà il costo di una bottiglia fino a 30%
La Russia ha recentemente introdotto un nuovo regime fiscale all’importazione dei vini europei che è particolarmente penalizzante per i produttori italiani, trovatisi a dover scontare un dazio che è quasi il doppio di quello dei vini francesi e spagnoli, nostri diretti concorrenti sul mercato russo.
Per questo l’onorevole Luca Sani ha presentato un’interrogazione in XIII commissione Agricoltura, chiedendo a ministero delle Risorse agricole e ministero degli Esteri di intervenire presso le autorità russe per rimuovere questa forma di discriminazione che rischia di frenare il boom delle esportazioni di vino italiano in Russia.
«Evidentemente - sottolinea con sarcasmo l’on. Luca Sani - le sbandierate buone relazioni personali tra il nostro presidente del Consiglio e il presidente Putin, non hanno giovato al vino italiano e toscano.
La dogana russa ha infatti introdotto senza alcun preavviso un valore minimo imponibile (denominato customs profile) su cui calcolare dazi, accise e diritti doganali sui vini importati. Una decisione che, oltre a costituire una tassazione doganale aggiuntiva per le imprese, presenta inspiegabilmente evidenti disparità fra i differenti Paesi produttori: ai vini italiani verrebbe infatti applicato un valore minimo di 2,12 euro al litro, mentre per le etichette francesi e spagnole (che sono i maggiori concorrenti del settore rispetto all’Italia) il customs profile sarebbe di 1,22 euro al litro. Si tratta di una decisione discriminatoria che comporterà un aumento del prezzo finale dei vini italiani pari al 30 per cento, rispetto ad un massimo del 12 per cento per i vini francesi e spagnoli.
A denunciare questa preoccupante novità è stata Federvini, associazione nazionale che rappresenta i produttori. Novità che è intervenuta proprio nel momento in cui l’export 2010 in Russia, quinto mercato mondiale per le importazioni di vino italiano, ha toccato quota 104 milioni di euro, con un incremento del 64% sul 2009 ed un trend che tutti gli analisti di settore prevedono in forte crescita nei prossimi anni.
Tutto ciò considerato, anche avendo ben presente quanto il mercato russo sia importate per i produttori vitivinicoli della Toscana, è opportuno che il ministero dell’Agricoltura e quello degli Esteri si attivino immediatamente con le autorità russe, per far rimuovere previsioni discriminatorie che possono in prospettiva danneggiare gravemente i nostri produttori, ridimensionandone la capacità di penetrazione in un mercato di 180 milioni di persone».
Il testo integrale dell’interrogazione
Interrogazioni a risposta in Commissione:
Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro degli affari esteri. -
Per sapere - premesso che:
il vino è una delle eccellenza del made in Italy: un settore presente uniformemente su tutto il territorio nazionale e che rappresenta un fondamentale volano economico, produttivo ed occupazionale; secondo i dati Istat sono infatti 250 mila le aziende vitivinicole italiane e 210 mila gli addetti (50 mila dei quali giovani).
Va inoltre aggiunto, in questo contesto, che la produzione di vino attiva fino a 18 settori produttivi, creando una occupazione complessiva di 1,2 milioni di persone; il nostro Paese, con i risultati della vendemmia 2010-2011 (49,6 milioni di ettolitri), è divenuto il principale produttore al mondo, superando il primato fino ad ora detenuto dalla Francia; il 60 per cento della produzione nazionale è rappresentata da vini di qualità con ben 14,9 milioni di ettolitri a denominazione «Docg» e «Doc» e 15,4 milioni di ettolitri con denominazione «Igt»; in Italia sono infatti presenti 504 tipologie di vini certificati (330 vini «Doc», 56 «Docg» e 118 «Igt»); questi elevati livelli di produzione a qualità certificata hanno permesso un aumento del 15 per cento delle esportazioni evidenziato nel primo bimestre del 2011.
Scendendo nel dettaglio, secondo i dati forniti da alcune associazioni agricole, l’export del vino ha registrato una crescita del 31 per cento negli Stati Uniti, del 6 per cento nei Paesi dell’Unione europea e del 146 per cento in Cina. Un andamento che conferma gli straordinari risultati ottenuti dal vino italiano all’estero nel 2010 con un valore record delle esportazioni di 3,93 miliardi, superiori per la prima volta ai consumi nazionali; uno dei mercati maggiormente in crescita a livello mondiale per le importazioni di vino (pari a 104 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2009 del 64 per cento) è la Russia. Si tratta di volumi che gli esperti del settore giudicano in forte crescita anche nei prossimi anni; la Russia è attualmente il quinto mercato mondiale per le importazioni di vino italiano; secondo quanto denunciato da Federvini, la dogana russa ha introdotto senza preavviso il valore minimo (denominato customs profile) a cui sono soggetti i vini importati: si tratta di un recente valore imponibile su cui calcolare dazi, accise e diritti doganali; questa decisione, oltre a essere una ulteriore tassazione doganale per le imprese, presenta inspiegabilmente evidenti disparità fra i differenti Paesi produttori: ai vini italiani verrebbe infatti applicato un valore minimo di 2,12 euro al litro, mentre per le etichette francesi e spagnole (che sono i maggiori concorrenti del settore rispetto all’Italia) il customs profile sarebbe di 1,22 euro al litro. Si tratta di una decisione discriminatoria che comporterà un aumento del prezzo finale dei vini italiani pari al 30 per cento, rispetto ad un massimo del 12 per cento per i vini francesi e spagnoli; è una scelta che, a detta degli operatori italiani del comparto (che hanno richiesto interventi urgenti ai Ministeri competenti), rischia di vanificare tutti gli investimenti, i progetti e le attività che il settore vinicolo nazionale ha dedicato in questi anni allo sviluppo delle esportazioni sul mercato russo; questa problematica è già stata oggetto di una interrogazione presentata dagli eurodeputati del Gruppo Socialists & Democrats Paolo De Castro, Mario Pirillo e Gianluca Susta.
Chiede di sapere:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dell’introduzione, da parte del Governo russo, di un aumento improvviso dell’imposizione fiscale per i vini europei importati;
se trovi conferma la denuncia di Federvini sulla disparità di trattamento delle imposte doganali, citata in premessa, palesemente discriminatoria nei confronti dei vini italiani;
quali iniziative ed interventi urgenti si intendano assumere, qualora fosse appurata la disparità di trattamento sopracitata, per garantire il ripristino di pari condizioni alle esportazioni di vino italiano in Russia rispetto ai vini di altri Paesi.
On Luca Sani
