Luca Sani - Per la Maremma in Parlamento con il Partito Democratico
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08 Dicembre 2011

DECRETO SALVA ITALIA/ Sani: «la politica per rendere più equa la manovra correttiva»

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La manovra economica che il premier Mario Monti ha battezzato “salva Italia” è la conseguenza diretta di tre anni e mezzo di disastri, di negazione della crisi e di sottovalutazione dei problemi reali del Paese da parte del governo Berlusconi. Che nello stesso periodo si è “mangiato” l’avanzo primario lasciato dal governo Prodi, e contemporaneamente è riuscito a far crescere il debito pubblico di oltre il 10% senza approvare nessuna riforma strutturale che desse fiato all’economia.
Inoltre, è bene ricordare che le misure previste nel decreto Salva Italia hanno eliminato i tagli lineari del 20% a agevolazioni, deduzioni e detrazioni previste dalla delega per la riforma fiscale e dell’assistenza ideata da Tremonti, che dal 2012 avrebbe dovuto produrre i propri effetti proprio sulle fasce di popolazione più deboli. Così come la reintroduzione dell’Ici ha anticipato l’entrata in vigore dell’Imu (imposta municipale unica), che con una mossa demagogica il governo Berlusconi (che aveva eliminato l’Ici) aveva posticipato al 2014, dopo le elezioni.

Questo per dire che, la manovra economica di cui si sta discutendo, messa in campo per impedire il fallimento dello Stato, non è il frutto del caso, ma purtroppo la conseguenza di anni di scelte sbagliate o non fatte. Che non sarebbero state rose e fiori lo sapevamo.  È per lo stesso motivo che il PD ha scelto, responsabilmente, di appoggiare il Governo Monti, chiudendo la drammatica esperienza di Berlusconi ed evitando l’incertezza di una lunga fase di campagna elettorale. Potevamo andare alle elezioni e vincerle ma avremmo trovato solo un Paese ridotto in macerie.

Certo, non è la manovra che il Partito Democratico avrebbe scelto di fare, e nella sua prima stesura presenta elementi evidenti d’iniquità.

Per questi motivi stiamo lavorando per modificarne almeno in parte i contenuti, in modo da redistribuire in modo più equanime i sacrifici fra le diverse categorie di cittadini. Tre gli obiettivi che sin dal momento in cui il testo del decreto legge è stato reso noto, abbiamo segnalato a Monti di voler garantire il recupero dell’inflazione per le pensioni medio basse, e in questi giorni si sta lavorando per tutelare quelle fino a 1.400 euro; attenuare le penalizzazioni pensionistiche per i lavoratori precoci e per i nati negli anni ’50; garantire livelli di esenzione più alti per  i possessori di prima casa.

La strada per ottenere questi aggiustamenti all’insegna dell’equità è una sola: chiedere di più a chi ha di più.

In questo la politica, ha il compito di rappresentare gl’interessi diffusi del Paese, può e deve giocare un ruolo. Con buona pace dei teorici della “terzietà” del governo tecnico, che per poter portare a casa dei risultati ha giustamente bisogno del voto del Parlamento. Noi del Pd, pur nella consapevolezza dei vincoli che non possiamo ignorare, sia economici che politici, ce la stiamo mettendo tutta, ed ho ragione di credere che riusciremo a garantire almeno una parte degli interessi degli Italiani.

Paradossalmente, peraltro, nonostante l’enorme difficoltà di questo momento, le modifiche che tutti auspichiamo saranno apportate proprio grazie alla concertazione ed al lavoro del Palarmento, dopo che per tre anni e mezzo una maggioranza che aveva più di 100 deputati di margine non è riuscita ad andare oltre i 55 voti di fiducia.

Ma superare lo scoglio pericolosissimo del varo di questa manovra – che data la situazione non ha alternative, è bene averlo chiaro – è solo un primo passo. Subito dopo, infatti, vogliamo discutere di asta per l’assegnazione delle frequenze televisive pubbliche, che valgono fino a 16 miliardi e non possono essere regalate solo perché c’è un ”signore” proprietario di tre reti televisive nazionali.

Vogliamo discutere di riforma del mercato del lavoro e di ammortizzatori sociali, di lotta all’evasione fiscale e di riforma dell’assistenza. Come credo che, per ridare forza alla Democrazia, non sia più rinviabile la riforma della politica e delle Istituzioni: il PD in Parlamento si farà promotore della riforma del bicameralismo, con conseguente superamento dell’attuale Senato e la riduzione del numero dei parlamentari, e della riforma elettorale.

Contestualmente, va portata a termine l’operazione, già avviata, di riduzione dei costi della politica stando attenti a non confondere gli eccessi, che vanno eliminati, con il funzionamento della rappresentanza popolare e, quindi, della Democrazia. Da questo punto di vista, per esempio, il dibattito sull’eliminazione delle Province è paradossale: ci si accanisce sull’eliminazione degli organi elettivi e nessuno si pone l’obiettivo di accorpare i tanti (troppi) e davvero costosi uffici dello Stato presenti sullo stesso territorio. Su questo avremo modo di tornarci, sul resto abbiamo idee e disegni di legge già pronti.

Dimostreremo che, anche in tempi di governi tecnici, la buona politica ha grandi margini per produrre risultati positivi.


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