Luca Sani - Per la Maremma in Parlamento con il Partito Democratico
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11 giugno 2012

POLITICA/ Sani: «la candidatura di Bersani alle primarie è un atto di chiarezza. Per un progetto di governo non basato su personalismi»

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di Luca Sani
Checché ne dicano alcuni editorialisti con l’aspirazione di far politica, il Partito democratico non ha mai rinunciato alla propria ambizione di servire questo nostro disastrato Paese. Lo ha fatto lo scorso inverno, quando ha rinunciato a una vittoria certa nelle urne per votare la fiducia al governo Monti, sobbarcandosi lo scomodo ruolo di sostenere un esecutivo non suo con l’obiettivo di salvare l’Italia. Lo farà il prossimo autunno, quando si metterà in discussione nelle primarie di coalizione per scegliere il candidato alla presidenza del consiglio per le elezioni politiche della primavera 2013.

Pierluigi Bersani si è candidato alle primarie, ed è un bene per tutti. È un bene perché fa chiarezza rispetto alla confusione degli ultimi mesi. Perché si assume la responsabilità di fare una proposta politica di governo chiara – basata sull’alleanza tra progressisti e democratici, includendovi movimenti civici, associazioni e personalità – mettendoci la propria faccia e accettando il rischio di essere battuto.

Il segretario ha sempre detto una cosa molto precisa: le primarie non sono un pericolo ma un’opportunità, a patto che non siano un referendum sul leader ma su un progetto di governo interpretato da una leadership diffusa. Il problema non è scegliere né il più “carino”, né il più telegenico, e nemmeno quello o quella che meglio sa cavalcare l’onda.

Abbiamo già visto quali stupefacenti risultati ha dato l’uomo della provvidenza, l’uomo solo al comando. Sinceramente non c’è bisogno di scimmiottare un aleatorio modello leaderistico anche a sinistra, con una competizione fuorviante su chi è il più “nuovo” in lizza.

Nei Paesi europei si governa sulla base dei programmi di governo e della competenza. Quel che è successo in Francia con Francois Hollande è esemplificativo, e non c’è bisogno di complicate analisi politiciste per capirlo.

La crisi economica che nessuno Stato può pensare di sconfiggere da solo si combatte facendo scelte nette. E per noi la scelta non può che essere di stare nell’alveo del socialismo europeo, reinterpretando e rinnovando senza dubbio un modello di welfare per molti aspetti invecchiato. No di certo riadattando in modo approssimativo ricette economiche di stampo liberista, come qualcuno anche nel nostro campo sta tentando di fare.

Sul fronte del liberismo di facciata, che alla fine rilegittima i monopoli e spreme come limoni tutti i lavoratori, abbiamo già dato abbastanza. Come dimostra la crisi profonda dell’Europa delle tante destre che l’hanno governata.  Immobile ed egoista, inebetita dagli attacchi speculativi perché priva di una vera banca centrale e di una politica economica e fiscale comune. Costretta a prendere lezioni d’interventismo statale in economia dagli Stati Uniti, che proprio grazie alle risorse pubbliche si sono salvati dalla bancarotta.

Bersani propone un percorso lineare, senza equivoci. Tenere insieme le forze riformiste della sinistra di governo con i democratici di centro che in questi anni si sono opposti al berlusconismo e hanno dimostrato senso di responsabilità, ma aprendo anche ai movimenti d’opinione e alle associazioni civiche che si sono fatte carico di tenere aperto un canale di comunicazione con quella parte della società più stanca e disillusa.

Per fare questo va ricomposta quella “faglia”, come l’ha definita Bersani, che in questi anni si è aperta fra una grande fetta di cittadini disillusi e il sistema della rappresentanza politica costituito dai partiti. Una faglia nella quale alcuni si sono tuffati, da Grillo a Di Pietro, al quale non è più consentita alcuna ambiguità, solo con l’obiettivo di mietere consensi, ma senza dare una credibile prospettiva di risoluzione dei problemi.

La scelta delle primarie aperte sta in questo orizzonte. Come in questa chiave va letta la nostra proposta di nuova legge elettorale, basata sui collegi elettorali e sul doppio turno. Perché dev’essere chiaro che a scegliere i parlamentari devono tornare a essere i cittadini elettori direttamente con il loro voto, senza più le ignobili liste bloccate del “porcellum”.

Una legge indegna che non abbiamo voluto, né abbiamo votato. Ma che abbiamo subito. Nei prossimi giorni, sul piano delle riforme, cominceremo da questo. Perché non è pensabile poter risolvere i problemi complicati che abbiamo davanti a prescindere dal tema della governabilità e della stabilità dell’esecutivo.


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