09 luglio 2012
POLITICA/ Sani: «pronti a governare. Finito il berlusconismo, via anche gli antitutto»


«Le primarie per i parlamentari? Ben vengano se non cambierà il porcellum o se i cambiamenti alla legge elettorale non conterranno due condizioni indispensabili: la governabilità e la diretta possibilità per l’elettore di scegliersi l’eletto».
Luca Sani è una delle figure di maggior peso nel Pd toscano. Massetano, 47 anni, sposato e babbo di due ragazzini. In politica da quando aveva i calzoni corti, è stato consigliere comunale e poi sindaco della città del Balestro, ultimo segretario dei Ds, nel 2008 è stato eletto alla Camera.
«Paradossalmente – dice oggi a proposito di quella elezione – quando ho fatto la cosa più prestigiosa, il parlamentare, non ho avuto la possibilità di farmi scegliere direttamente dalla gente con le preferenze, come ho sempre fatto dall’85 in poi e anche con la nomina a segretario Ds. I voti me li sono sempre andati a cercare e spero di avere questa opportunità anche nel 2013».
Primarie, ma intanto a nove mesi dal voto ancora non si conoscono le coalizioni che si candidano a governare l’Italia, nè si sa con quale legge elettorale andremo a votare, mentre in altri paesi europei – per non parlare degli Stati Uniti – mesi prima i cittadini conoscono nomi dei candidati premier e coalizioni che li sostengono. La politica italiana si è ormai avvitata su se stessa?
«Farei notare che la politica italiana viene fuori da una stagione difficile, altrimenti non avremmo affidato il governo del Paese ai tecnici, che ci hanno permesso di uscire dal berlusconismo e di rimettere a posto i conti che il centrodestra aveva massacrato. Nel contempo, però, si è fatta passare l’illusione che con una politica più debole saremmo stati tutti meglio: abbiamo visto che non è così».
Politica debole, società più debole?
«Non c’è dubbio. Dove ci sono economie forti è perchè c’è anche una politica forte, basata su regimi democratici con alle spalle forze politiche autorevoli. Guardi la Germania e la Francia. Anche in Italia bisogna guardare in questa direzione, per uscire da difficoltà che non sono solo economiche».
Tocca al Pd costruire l’alternativa: ce l’avete?
«Il Pd ha rappresentato una novità enorme già nel momento in cui è nato, perchè ha permesso di mettere insieme i riformismi di questo Paese facendoci uscire dalle logiche del ’900 e ha introdotto elementi di innovazione che non a caso vorrebbe mutuarli anche l’altro campo. Noi stiamo costruendo un percorso concreto, avendo nello statuto fissato le regole su come si sceglie il nostro leader, per poi costruire alleanze e programmi».
Lei quale centrosinistra immagina: dentro l’Udc, fuori l’Idv? E un’alleanza per fare che cosa?
«Immagino un centrosinistra di governo, che faccia patti chiari intorno ad un programma autorevole, in pochi punti, qualificati e a forte impronta riformatrice. Non accetteremo più – per esser chiari – le logiche dei veti incrociati, nè chi dice no alla Tav, no agli impianti di trattamento rifiuti e cose del genere. Bersani da questo punto di vista ha messo in campo una proposta chiara: prima si fa il programma (oggi siamo gli unici in grado di avere una proposta per il Paese dopo le macerie di Berlusconi) e su di esso valuteremo chi ci sta. Ma Bersani ha anche detto di più: siamo disponibili a scegliere insieme la candidatura migliore per il governo del Paese. Partendo dalla nostra proposta».
Lei è stato tra i primi dirigenti del Pd toscano a schierarsi apertamente per Bersani in vista delle primarie. Marras, invece, ha chiesto al vostro segretario di dire che cosa vuol fare e con chi, perchè non compra a scatola chiusa. Due visioni in dialettica?
«Conoscendo il profilo politico di Leonardo non credo. Lui nell’intervista al Corriere ha posto questioni puntuali che meritano delle risposte. Per quanto mi riguarda, l’esperienza romana mi ha fatto conoscere ed apprezzare ancor di più Bersani, il primo a denunciare la crisi mentre altri la negavano; il principale protagonista – nei governi di centrosinistra – delle liberalizzazioni; colui che sul piano politico-culturale incarna il profilo in cui mi riconosco. Può davvero fare del Pd il perno per la ricostruzione di un Paese distrutto sul piano economico, sociale, morale, democratico da Berlusconi, che ha avuto il demerito di intaccare anche la fisionomia istituzionale dell’Italia. Se oggi c’è tanta antipolitica gran parte del ‘merito’ va a lui…».
L’antiberlusconismo sembra però non bastare più a corroborare un’alleanza di centrosinistra…
«Non deve bastare più. E infatti Bersani ha formulato proposte chiare e aperte, per cui è difficile continuare a ragionare di coalizioni e alleanze per come le abbiamo conosciute nel passato».
Sembra un modo elegante per dire che l’Idv è davvero indesiderata…
«L’Idv con certi atteggiamenti si mette fuori da sola… Non perdono l’occasione di attaccare perfino la presidenza della Repubblica, che in questi anni è stata baluardo di democrazia. In ogni caso non si può andare avanti per pregiudiziali ideologiche su temi che riguardano la vita di persone e imprese. E lo dico chiaro: andato via Berlusconi, deve andare via anche l’antiberlusconismo: chi ha puntato tutto su questo si dia in fretta un’altra identità e un nuovo profilo…».
Lei ha un ruolo di primo livello nello scacchiere interno al Pd toscano: come si spiega quel che accaduto a Siena, le difficoltà della maggioranza ad Arezzo e Livorno, ma anche le lentezze con cui a Grosseto si sta amministrando la città?
«In buona parte incidono le dinamiche nazionali di cui ho detto prima. Ad esempio a Livorno ed Arezzo c’è stata una dialettica di maggioranza proprio su uno di quei temi su cui non può continuare con pregiudiziali ideologiche: i rifiuti. Col tempo su certi argomenti dovremo spingere sul piano del chiarimento. Per Siena in parte è lo stesso discorso: determinate situazioni tra istituzioni locali e Monte dei Paschi andavano rimosse e Ceccuzzi ha avuto il coraggio di farlo pagando in prima persona. Su questo il Pd senese ha avuto ed ha il pieno sostegno del partito regionale: è questa l’innovazione che ci piace».
Rimanendo in Maremma c’è la grana Follonica. La Baldi appare sempre più isolata dal Pd…
«Ho letto alcune ricostruzioni, ma non ritengo sia un sindaco isolato dal suo partito. Le questioni sulle quali sono in corso indagini attengono ad aspetti di amministrazione ordinaria non di grandi scelte di governo. Le indagini faranno il loro corso, ma sul piano politico va ricercata la massima unità».
Dopo quattro anni alla Camera com’è la prospettiva con cui guarda al Paese? Si avverte davvero la distanza con la gente?
«La distanza c’è e per certi versi la responsabilità e delle istituzioni e in massima parte della legge elettorale, che ha reciso ogni legame col territorio a meno della buona volontà del singolo parlamentare. Per questo credo nel Pd e nella necessità di ricostruire il Paese, che può venire unendo i riformismi. Come diceva Churchill, la democrazia non sarà la più perfetta forma di governo, ma non ci sono alternative. Ecco perchè la politica deve dare un segnale di voler davvero cambiare per rendere più efficiente ed efficace lo Stato. A Moro e Berlinguer nessuno contestava i loro stipendi, perchè quella politica sapeva rispondere ai bisogni della gente: bisogna tornare lì. Come? Riducendo il numero dei parlamentari, nonostante l’atteggiamento irresponsabile del Pdl, superare il bicameralismo perfetto e ridisegnare l’assetto istituzionale. Vogliamo ancora illudere la gente che togliendo i consigli provinciali si risolvano i problemi di costi ed efficienza della politica? La riorganizzazione delle Province ha senso se si rimette in discussione tutto».
Domanda amena: andrà in vacanza?
«D’estate non ci vado mai. Ho un’impresa familiare nel settore ricettivo: seguo la mia famiglia e ne approfitto per coltivare anche il mio territorio».

